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Una violenza “incolpevole”

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Nell’immaginario della guerra partigiana combattuta dai cattolici si staglia la figura del «ribelle per amore»: colui che sceglie di combattere in reazione alla violenza nazifascista, si oppone all’occupazione per difendere la patria, si rifiuta di “scendere al livello” della guerra civile imposta dal nemico. Ma soprattutto, non solamente “combatte per amore”, ma con amore. È armato, ma nella sua versione più nobile non ha mai sparato un colpo. I cattolici scelgono un profilo militare che sembra garantire anche culturalmente una certa continuità con la tradizione della “guerra giusta” e rende quindi compatibili religione e Resistenza. A partire dallo studio delle formazioni militari, del clero e dei gruppi dirigenti legati all’area cattolica nelle province di Padova e Vicenza, due roccaforti del “Veneto bianco” e poi democristiano, in questo libro vengono analizzate le categorie all’origine di questa impostazione; i dispositivi retorici di giustificazione della violenza; le diverse strategie, le pratiche, e il loro portato nella mentalità, nel vissuto dei protagonisti e nella memoria. Ma anche le falle e le incongruenze che inevitabilmente si manifestarono alla prova della guerriglia.

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